L’approccio community-driven per accelerare l’AI adoption

L’Italia è ancora in ritardo sull’adozione dell’intelligenza artificiale, specialmente nelle PMI. Un approccio community-driven all’AI adoption può rivelarsi efficace per accompagnare persone e aziende in un cambiamento sostenibile nel tempo.

Senza una efficiente strategia di adoption da parte delle imprese e delle persone, le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della GenAI sono destinate a rimanere sulla carta.

Il dibattito sul reale impatto in termini di produttività di queste tecnologie è quanto mai frizzante, polarizzato tra tecno-entusiasti e chi – tra cui anche il premio Nobel per l’economia Daron Acemoglu – mantiene un atteggiamento più cauto.

Ma neanche i più scettici possono negare il potere trasformativo dell’AI, identificata anche dal World economic forum come il trend che influenzerà maggiormente in futuro – e lo sta già facendo – il mondo del lavoro, e non solo. Il punto allora diviene: quali sono gli approcci all’AI adoption che funzionano meglio?

In questo articolo, dopo una breve analisi sul livello di AI adoption in Italia e nel mondo, ci soffermiamo su un approccio all’adozione dell’AI community-driven, descrivendo anche con un caso concreto cos’è e quali sono i suoi vantaggi per organizzazioni e persone.

AI adoption: a che punto siamo in Italia

Secondo i dati più recenti diffusi dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2024 in Italia il mercato dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto la cifra record di 1,2 miliardi di euro, con una crescita rispetto all’anno precedente del 58%.

Sul fronte dell’adoption dell’AI, l’Italia è all’ultimo posto rispetto agli altri 7 Paesi europei presi in esame dall’Osservatorio del POLIMI (Austria, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito e Spagna).

Nel nostro Paese emerge inoltre un gap tra grandi imprese e PMI sul fronte dell’adozione dell’intelligenza artificiale: il 59% delle grandi imprese ha già avviato almeno un progetto, ma la percentuale scende al 15% tra le aziende di medie dimensioni e al 7% fra le piccole imprese.

Il divario persiste anche per quanto riguarda l’utilizzo di soluzioni di GenAI pronte all’uso, per lo più ChatGPT e Microsoft Copilot. Le utilizzano il 53% delle grandi imprese e solo l’8% delle PMI.

I limiti dell’adoption solo tecnologica: l’AI invecchia in fretta

Alla luce di questi dati, quale approccio può essere più funzionale per velocizzare l’adoption e renderla più efficace?

Partiamo da un aneddoto riportato dal giornalista Alberto Puliafito sulla rivista Internazionale. Puliafito, che ha co-fondato Slow News e sperimenta costantemente con l’AI nel campo del giornalismo, ha raccontato di essere stato costretto a “buttare” alcune puntate di un videocorso che aveva registrato, appena tre ore dopo averle realizzate. Il motivo? Il rilascio da parte di OpenAi di una nuova versione della sua AI da testo a immagine, 4o image generation, che ha reso obsoleto ciò che aveva appena registrato.

“Quello che mi è successo non è solo un aneddoto personale, ma un esempio da tenere presente quando si parla dell’adozione delle intelligenze artificiali generative – ha scritto Puliafito –. Se un paio di puntate registrate di un corso possono sembrare una perdita di poco conto, un investimento su software molto costosi senza aver ben chiaro come e perché usarli può essere un problema serio. Queste sono, letteralmente, tecnologie di frontiera e si fa davvero fatica a scegliere lo strumento giusto”.

La riflessione di Puliafito è quanto mai pregnante. In un ambito in cui tool e nuove versioni si susseguono a un ritmo molto rapido, è chiaro che il processo di adozione dell’AI non può ridursi solo a una questione tecnologica, alla scelta del giusto strumento.

L’adoption è un complesso processo di trasformazione che coinvolge persone, competenze, cultura organizzativa e gestione del cambiamento. Ed è qui che entra in gioco l’approccio community-driven: una metodologia che sfrutta le caratteristiche e le potenzialità delle community interne aziendali per catalizzare e sostenere l’adozione dell’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni.

L’approccio community-driven all’AI adoption: cos’è

L’approccio community-driven per l’AI adoption è basato sulla creazione e gestione di comunità di apprendimento, sperimentazione e innovazione che fungono da acceleratori della trasformazione AI-driven.

Le comunità di apprendimento sono una particolare tipologia di community: hanno una base digitale, ma vivono anche nella dimensione fisica (con incontri in presenza, laboratori, ecc…).  Possono coinvolgere persone di diversi reparti o funzioni aziendali, o possono estendersi all’ecosistema esterno, includendo partner, clienti, fornitori, reti di vendita esterne e altri stakeholder.

A differenza dei programmi di change management calati dall’alto, l’approccio community-driven genera coinvolgimento organico e facilita l’adozione dell’AI attraverso:

  • condivisione di conoscenze ed esperienze tra pari;
  • apprendimento collaborativo e co-creazione di soluzioni;
  • sperimentazione sicura in ambienti supportivi;
  • diffusione capillare di best practices e use case;
  • superamento della resistenza al cambiamento attraverso meccanismi peer-to-peer.

I vantaggi dell’approccio community-driven

I vantaggi dell’approccio community-driven derivano dalle caratteristiche peculiari delle community digitali interne ed esterne alle organizzazioni (community B2C o business community B2B). Tra i principali elenchiamo:   

Accelerazione del processo di adozione. Le community riducono significativamente i tempi di adozione dell’AI rispetto agli approcci tradizionali.

Democratizzazione dell’accesso all’AI. Le community abbattono le barriere gerarchiche e tecniche, rendendo l’AI accessibile a un pubblico più ampio all’interno dell’organizzazione. Questo processo di democratizzazione è essenziale per identificare nuovi use case e stimolare l’innovazione diffusa.

Superamento delle resistenze culturali. La resistenza al cambiamento rappresenta uno dei principali ostacoli all’adozione dell’AI. Le community facilitano il superamento di queste resistenze attraverso il supporto emotivo e pratico tra pari, la condivisione di esperienze e la creazione di spazi sicuri per esprimere dubbi e preoccupazioni.

Sviluppo di competenze AI diffuse. Le community fungono da incubatori di competenze, accelerando la curva di apprendimento attraverso meccanismi di peer learning, mentoring e knowledge sharing. Questo approccio si rivela particolarmente efficace per lo sviluppo di competenze trasversali come il prompt engineering e l’AI literacy.

Maggiore sostenibilità della trasformazione. I programmi tradizionali di formazione e change management spesso perdono efficacia nel tempo. Le community, al contrario, generano energia autorigenerante e mantengono alta la motivazione nel lungo periodo, garantendo maggiore sostenibilità alla trasformazione AI-driven.

Community-driven AI adoption: il caso DOJO by Logotel

Un caso concreto che mostra le potenzialità e l’efficacia dell’adozione dell’AI community-driven è il progetto Dojo, sviluppato dalla Independent design company Logotel.

Dojo è un termine che deriva dal giapponese e indica un luogo dove chi pratica alcune arti marziali non solo si allena, ma apprende anche valori come la disciplina, il rispetto e la perseveranza.

Logotel ha mutuato il termine per definire un ambiente di scambio e apprendimento progettato per favorire la diffusione di cultura ed esperienza a tema AI e GenAI, per accelerarne l’adozione e accompagnare le persone nel presente e nel futuro.

Il Dojo di Logotel è una community di adozione dell’AI basata sull’ecosistema Microsoft 365 utilizzato da ciascuna organizzazione.

Alla base della scelta di questo approccio ci sono tre driver:

  • l’esperienza ultraventennale di Logotel nella progettazione e animazione di community trasformative (o tribe) per i propri clienti, capaci di supportare le persone all’interno delle organizzazioni;
  • una concezione dell’AI intesa come tecnologia etica, collaborativa e che deve essere sempre orientata al miglioramento delle esperienze di persone e organizzazioni;
  • l’expertise nell’accompagnamento dei propri clienti nelle diverse trasformazioni e nei modelli di lavoro ibrido utilizzando la suite Microsoft 365, che ha permesso a Logotel di ottenere la certificazione Microsoft Solutions Partner for Modern Work.

Il Dojo crea un ambiente collaborativo e di apprendimento continuo, in cui le persone possono condividere conoscenze, esperienze e best practices. La community facilita la comunicazione interna, lo scambio di contenuti, l’idea generation, il supporto professionale e la creazione di nuove ritualità. Il Dojo supporta il cambiamento in momenti di adozione di nuovi paradigmi, come appunto il dirompente ingresso dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Vantaggi per le organizzazioni, le aziende e le persone

Il Dojo offre numerosi vantaggi a organizzazioni, aziende e persone.

  • Efficienza dei processi e budget: il Dojo si inserisce senza soluzione di continuità nell’employee experience, efficientando i processi e il budget.
  • Supporto continuo: la community offre servizio e supporto quotidiano alla popolazione aziendale, facilitando la comunicazione interna e lo scambio di contenuti e best practices.
  • Adozione rapida e scalabile: il Dojo permette un’adozione rapida, collettiva e scalabile dell’AI, grazie a un palinsesto di momenti di check point collettivi e attività individuali.
  • Monitoraggio e analisi: la community è il collettore di dati e informazioni che integrano i processi di analisi dell’utilizzo degli strumenti AI-based, fornendo indicazioni di indirizzo rispetto alle migliori strategie da adottare.
  • Upskilling: la community supporta l’upskilling delle persone, aiutandole a trarre il meglio dalle tecnologie basate sulla AI generativa e ad adottare la giusta mentalità generativa.
  • Networking continuo: la community alimenta il networking continuo, riducendo le incertezze legate all’adozione dell’AI e favorendo la partecipazione attiva.
  • Superamento delle paure e delle resistenze: il Dojo aiuta a superare le paure e le resistenze legate all’adozione dell’AI, aumentando la fiducia nelle nuove tecnologie.

In conclusione

L’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una sfida cruciale per le aziende di ogni dimensione, con implicazioni significative per la competitività futura. I dati più recenti mostrano un mercato in rapida espansione, ma anche disparità preoccupanti nell’implementazione di queste tecnologie, specialmente tra grandi imprese e PMI.

La sfida dell’adoption va però ben oltre la tecnologia: è una trasformazione che coinvolge persone, competenze, cultura organizzativa e gestione del cambiamento. L’approccio community-driven si rivela efficace per accelerare questo processo perché mira a costruire un ecosistema di competenze e innovazione interno a ogni azienda e organizzazione, che può accompagnare le persone nell’adozione e utilizzo di nuove tecnologie in perenne e rapida evoluzione, come l’AI.

Community collaborative all’interno di imprese e organizzazioni possono favorire la condivisione di conoscenze, risorse e best practice, creare un ambiente che stimoli la mentalità generativa e abbatta alcune delle barriere che attualmente limitano l’implementazione dell’AI in molte organizzazioni, soprattutto la resistenza al cambiamento.

Le organizzazioni che riusciranno a integrare questo approccio nelle loro strategie di AI adoption potranno beneficiare non solo di una trasformazione più rapida e sostenibile, ma anche di un vantaggio competitivo significativo derivante dalla diffusione capillare dell’innovazione al proprio interno.