Next-horizon: il ruolo del design per accompagnare persone e organizzazioni nella fase 2 (e oltre)

Next-horizon: il ruolo del design per accompagnare persone e organizzazioni nella fase 2 (e oltre) 19 Maggio 2020

Spunti e riflessioni per dar vita a nuovi orizzonti di senso. Per dar vita a progetti e servizi che ci rendano vicini, sicuri, felici, produttivi e (di nuovo) liberi

Next-horizon: il ruolo del design per accompagnare persone e organizzazioni nella fase 2 (e oltre)

Il Covid-19 è la causa di un grande cambiamento, ma gli effetti sono tutti da disegnare. Soprattutto nella Fase 2, in cui progetti e servizi iniziano ad atterrare nella “nuova normalità”. È una fase di sperimentazione che invita noi e le organizzazioni a porci domande essenziali, per dar vita a scelte nuove, inedite, imprevedibili. Ecco perché, nell’undicesimo Digital Landscape Logotel, Cristina Favini – Strategist e Manager of Design Logotel, ha condiviso con oltre 90 collaboratori un open mind sul What’s Next. Un insieme di spunti e riflessioni, per dar vita a nuovi orizzonti di senso (Next Horizon).

Nuove domande, per abilitare le persone a “fare cose nuove in modo nuovo”

Prima di dar vita a prodotti e servizi, sarà sempre più fondamentale comprendere i nuovi bisogni delle persone. Perché tutti vogliamo tornare a essere di nuovo vicini, sicuri, felici, produttivi e (di nuovo) liberi. È qualcosa che la pandemia ci ha sottratto e ora è il momento di ricostruire queste dimensioni. Le relazioni tra persone sono l’unica vera materia, fonte e ispirazione di ogni business. Se cambia il modo in cui ci relazioniamo, cambia il business.

Stanno nascendo nuove experience

La pandemia non ha effetti non riguarda solo sulla salute delle persone. Sta trasformando la società, le organizzazioni e i prodotti/servizi. E sono cambiamenti destinati a durare. Per ora abbiamo osservato una grande capacità di adattamento in tutte quelle realtà che hanno dato continuità al proprio business. Ma non basta. Dobbiamo chiederci come massimizzare il valore di ciò che stiamo vivendo. E quindi: come progettare nuove forme di contatto, nuove esperienze, nuove relazioni e nuove modalità di lavoro. Cambiano le barriere, i tempi, gli spazi, le modalità di accesso e la percezione di valori prima dati per scontati, come la sicurezza e l’affidabilità.

Come superare ciò che (oggi) ci divide?

Abbiamo sperimentato una grande accelerazione verso il digitale. Le attività più tradizionali sono diventate e-commerce, per continuare a vendere durante il lockdown. Le organizzazioni hanno adottato lo smart working in massa. Ma non tutti abbiamo vissuto questa esperienza allo stesso modo. Alcuni settori non sono ancora ripartiti, le persone più fragili dovranno proseguire l’isolamento, gli ingressi scaglionati alle attività limitano l’accesso, chi non ha a disposizione Internet è rimasto indietro. Sono nuove categorie che possono far nascere potenziali divisioni. E, come designer, il nostro compito è progettare nuove forme di inclusione e solidarietà.

Riprogettare la vicinanza, senza toccarci

Il contatto fisico è un elemento fondamentale nelle relazioni, ma le regole di distanziamento sociale dureranno ancora a lungo. E allora dobbiamo concentrarci su tutte quelle forme che fanno sentire le persone vicine, anche a distanza. Perché i meeting su Zoom non bastano: le digital experience rischiano di sembrare tutte uguali. Stiamo entrando in una dimensione di “low touch economy”, in cui dovranno essere pensate nuove forme di empatia, di scambio d’idee, di serendipity.

Next-horizon continua…

È solo una sintesi dei punti di vista che, in Logotel, continuiamo a raccogliere nel nostro progetto next-horizon: un contenitore trasversale che abbiamo attivato per nutrire la nostra vision, i nostri progetti e i nostri percorsi formativi per abilitare le persone. Perché a tutti noi spetta interessarci degli effetti di quello che stiamo vivendo, perché siamo coinvolti nella progettazione di scelte che hanno impatto oggi e in futuro.

 

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