Decision making: come migliorare il processo decisionale in azienda

Un processo decisionale efficace e rapido in azienda è fondamentale per affrontare un contesto in rapida trasformazione. Eppure, il decision making è spesso sottovalutato in fase di selezione dei manager.

Saper prendere decisioni, scegliendo tra diverse alternative, è una skill importante in diversi aspetti della vita. Tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) inserisce il decision making, o processo decisionale, tra le competenze chiave trasversali conosciute come life skill.

Anche in ambito lavorativo, in un contesto che è attraversato da trasformazioni sempre più rapide, il decision making è fondamentale, specialmente ad alti livelli. Secondo una ricerca di Mckinsey, ad esempio, figure senior executive spendono in media circa il 40% del proprio tempo in azienda prendendo decisioni.

Eppure, un recente articolo pubblicato dall’Harvard business review rivela che le decisioni e il processo decisionale sono argomenti di cui spesso non si discute durante le selezioni per aspiranti manager e dirigenti.

In questo articolo ci concentriamo dunque sul decision making, sui vantaggi di un processo decisionale efficace per le aziende, su qualche consiglio per migliorare la capacità di prendere decisioni e su come, aziende e aspiranti leader, possono dare maggiore priorità a questo aspetto anche in fase di selezione.

Cos’è il decision making

Il decision making è il risultato di processi mentali, cognitivi ed emotivi, che portano a una decisione, valutando le diverse opzioni e le conseguenze delle scelte possibili.

Sono numerosi e affascinanti gli studi che, in prospettiva multidisciplinare, indagano i meccanismi che portano a compiere scelte e prendere decisioni.

In questa sede non ci addentreremo in questi aspetti, limitandoci a ricordare che esistono diverse teorie – normative, descrittive, naturalistiche – che, assegnando maggiore o minore peso a fattori come la razionalità, l’utilità, le emozioni, i bias o il contesto in cui un individuo vive, analizzano i processi che conducono a prendere una determinata decisione.  

L’impatto sulle performance aziendali

Più pragmaticamente, a livello lavorativo il decision making è l’atto di compiere una scelta. Così lo descrive un report di McKinsey che però spiega anche come quest’atto, in contesti organizzativi, possa essere particolarmente complesso.

Non solo: prendere decisioni causa anche una particolare fatica cognitiva per le persone che sono chiamate a farlo (denominata decision fatigue) e può comportare anche alti costi, quando è fatto in modo inefficiente.

Al contrario, aziende che si distinguono per la qualità del proprio processo decisionale ottengono migliori performance. Lo dimostra un’analisi approfondita condotta da Bain & Company su oltre 1000 aziende globali per un periodo di 10 anni.

Dallo studio si evince che le aziende che prendono decisioni di alta qualità più rapidamente ed efficacemente offrono rendimenti totali per gli azionisti di quasi sei punti percentuali in più rispetto a quelle con capacità decisionali inferiori.

I cinque step per migliorare il processo decisionale

Secondo la società di consulenza Bain, un’azienda che vuole migliorare il proprio processo decisionale deve seguire cinque step. Vediamoli in breve.

1. Autovalutazione. Il primo passo è misurare e valutare le proprie capacità decisionali attraverso un’analisi rigorosa e basata sui fatti, strutturata secondo quattro indicatori chiave: la qualità delle decisioni, la velocità con cui vengono prese, l’efficacia della loro esecuzione e lo sforzo impiegato nel processo.

2. Concentrarsi sulle decisioni chiave. Il secondo passo è identificare le decisioni più importanti per il successo dell’azienda. Dal momento che nelle organizzazioni vengono prese quotidianamente migliaia di decisioni, è essenziale concentrarsi su quelle che contano di più sulla base di due criteri: il valore in gioco e il grado di attenzione gestionale richiesta.

3. Rendere operative le decisioni. Questo passo è mirato a correggere i problemi specifici legati a una decisione, e si concentra su quattro aree:

  • Cosa: chiarire l’oggetto della decisione.
  • Chi: definire i ruoli delle figure coinvolte nel processo decisionale.
  • Come: stabilire il metodo con cui dovrà essere presa la decisione.
  • Quando: cioè definire scadenze e tabelle di marcia.

4. Costruire un’organizzazione che supporti un buon processo decisionale a tutti i livelli, agendo sia su quegli elementi “hard” (come struttura e processi), sia su quelli “soft” (come persone e cultura). Un aspetto chiave è quello di mettere le persone giuste nei ruoli chiave che hanno un grande impatto sulle decisioni.

5. Embeddare le capacità decisionali. Questo passo, da considerare in parallelo agli altri, si concentra sul rendere il cambiamento duraturo. In questa fase è importante definire quali leader guideranno lo sforzo decisionale e come coinvolgere l’intera organizzazione, embeddando i comportamenti decisionali tramite la formazione e la condivisione delle migliori pratiche.

Categorizzare le decisioni

Per migliorare il processo decisionale aziendale, la società di consulenza McKinsey propone di classificare le decisioni in tre categorie principali, ognuna con un approccio ottimizzato per migliorarne l’efficacia. Le tre categorie sono le seguenti.

Decisioni “Big-bet”: infrequenti ma ad alto rischio, come acquisizioni importanti, che possono plasmare il futuro dell’azienda. Queste decisioni sono generalmente prese dai vertici aziendali e dal consiglio di amministrazione. Per migliorare questo tipo di decisioni, è utile stimolare un dibattito produttivo, ad esempio assegnando a qualcuno il compito di argomentare a favore e contro una potenziale decisione.

Decisioni trasversali: frequenti e ad alto rischio come la determinazione dei prezzi, vengono prese dai responsabili delle unità aziendali in forum interfunzionali come parte di un processo collaborativo. Per migliorare queste decisioni, occorre affinare il processo chiarendo obiettivi, parametri e target.

Decisioni delegate: frequenti ma a basso rischio, gestite da singoli o team di lavoro con input da altri. Per migliorare queste decisioni, occorre assicurare che la responsabilità sia saldamente nelle mani di chi è più vicino al lavoro, aumentando così l’impegno e la responsabilizzazione.

L’importanza della delega

La delega è un aspetto fondamentale quando si parla di decision making e, in generale, di leadership. Per supportare la delega e l’empowerment dei dipendenti a prendere decisioni informate, secondo McKinsey le aziende dovrebbero:

1. avere una strategia ben definita e universalmente compresa;

2. definire chiaramente ruoli e responsabilità;

3. investire nella creazione di competenze e nel coaching;

4. costruire una cultura orientata all’empowerment, con leader che fanno da modello e manager che costruiscono capacità di coaching;

5. decidere quando intervenire, per capire quando è appropriato fornire una guida più presente e quando non lo è.

L’importanza di progettare efficaci ambienti decisionali

Parlare di decision making, in questo particolare momento storico, non può però prescindere dal ruolo sempre più rilevante ricoperto da agenti non umani come l’AI e l’AI generativa. Quest’aspetto è approfondito, tra gli altri, dall’articolo pubblicato sulla MIT Sloan Management Review, dal titolo The Great Power Shift: How Intelligent Choice Architectures Rewrite Decision Rights.

Nel testo si evidenzia come l’introduzione dell’intelligenza artificiale stia trasformando il modo in cui le aziende prendono decisioni, spostando l’attenzione dalla mera esecuzione alla progettazione di ambienti decisionali più efficaci. Le architetture di scelta intelligenti (ICA), basate su IA generativa e predittiva, creano e raffinano opzioni, imparando dai risultati e superando i tradizionali sistemi di raccomandazione.

Questo cambiamento comporta sia una riallocazione dei diritti decisionali, dove il potere passa a chi progetta questi ambienti, sia umani che macchine, sia la necessità di definire meta-decisioni, ovvero decisioni su come progettare i sistemi decisionali stessi.

Focalizzarsi sulla progettazione di ambienti decisionali, e non solo sulle singole decisioni, diventa un fattore di successo strategico, in quanto si tratta di una competenza aziendale che produce vantaggi finanziari e competitivi.

Il decision making nella selezione dei dirigenti

Un altro elemento chiave per migliorare il decision making aziendale è assicurarsi di discutere l’argomento con i futuri dirigenti già in fase di selezione.

Un aspetto che però, sembra essere sottovalutato. Lo denuncia il già citato articolo dell’HBR, dal titolo Don’t Overlook This Critical Skill When Interviewing Executives. Gli autori dell’articolo, il CEO e il CMO di Kingsley Gate, società leader a livello mondiale nella ricerca di dirigenti, sostengono che nel 25% dei casi il tema del decision making non viene affrontato durante i colloqui per posizioni dirigenziali.

Questa omissione può portare a diverse conseguenze negative, tra cui:

  • maggiore insoddisfazione lavorativa: i dirigenti che non hanno affrontato il tema del processo decisionale durante il colloquio sono spesso meno soddisfatti del loro lavoro;
  • più alto tasso di dimissioni: un processo decisionale inadeguato è una delle principali cause di frustrazione e dimissioni tra i dirigenti. Molti executive lasciano il lavoro quando si rendono conto di non poter incidere sui processi decisionali aziendali o di non essere in grado di apportare i cambiamenti necessari a causa della resistenza culturale.

Come integrare il decision making nei colloqui

Per evitare questi problemi, secondo gli autori dell’articolo le aziende dovrebbero strutturare i colloqui in modo tale da fornire ai candidati informazioni chiare sui processi decisionali dell’organizzazione, e al tempo stesso valutare le competenze di decision making dei candidati in modo approfondito e significativo. Tre suggerimenti concreti per farlo sono:

  • definire l’ambiente decisionale dell’azienda, non limitandosi a descrivere la cultura aziendale con aggettivi vaghi, ma illustrando in modo concreto l’ambiente decisionale attuale e quello che si vuole creare;
  • discutere apertamente con i candidati delle eventuali difficoltà legate al processo decisionale dell’azienda;
  • valutare l’esperienza dei candidati, approfondendo la sua capacità di gestione e implementazione di processi decisionali.

L’importanza dei programmi di training per leadership e management

Anche dalla rapida panoramica offerta da questo articolo, si intuisce che le “ricette” per migliorare il processo decisionale sono diverse. Tutte, però, hanno a che fare con la leadership.

Il decision making è infatti fondamentale per una leadership efficace e la qualità di questa skill in un leader può influenzare significativamente il clima organizzativo, la motivazione del team e, come abbiamo già visto, i risultati aziendali.

Un processo decisionale efficace richiede non solo competenze analitiche, ma anche intelligenza emotiva e capacità di comunicazione per gestire l’impatto delle decisioni sulle persone coinvolte.

Per questo è fondamentale allenare la propria capacità di prendere decisioni attraverso training per la leadership e il management, rivolgendosi a chi da tempo progetta percorsi efficaci, come la design company Logotel.

Da oltre 30 anni Logotel supporta manager di diverse generazioni ed esperienze ad allenare le principali skill manageriali e potenziare in modo dinamico il proprio stile di leadership, accompagnandoli con strumenti ad hoc e programmi di tutorship e coaching individuali e in team.

Riflessioni conclusive

Per aziende e organizzazioni le decisioni sono il pane quotidiano. In un contesto sempre più accelerato e in trasformazione, poter contare su manager e dirigenti capaci di prendere le giuste decisioni in un lasso di tempo sempre più breve è fondamentale.

Diversi studi hanno mostrato una correlazione tra la qualità, la velocità e l’efficacia del processo decisionale e le performance di un’azienda. Al tempo stesso, però, nei processi di selezione dei futuri manager il decision making è un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Includere il decision making nei processi di selezione è uno dei passi fondamentale per garantire che le aziende possano attrarre e mantenere persone capaci di guidarle con efficacia attraverso le trasformazioni. Ma non bisogna mai smettere di allenare le proprie doti di decision making, anche attraverso training ad hoc rivolti a manager e leader. Perché la qualità del processo decisionale si riflette sulla qualità di ciascuna azienda od organizzazione, influenzando significativamente il clima organizzativo e la motivazione dei team.